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Soggetto:
Spagna, 1944. Ufficialmente la Guerra Civile spagnola è terminata da tempo, ma in realtà, un piccolo gruppo di ribelli continua a lottare asserragliato sulle montagne a nord di Navarra. La piccola Ofelia, una dolce bambina di dieci anni, è in viaggio verso Navarra con sua madre Carmen. Sono dirette a incontrare il capitano Vidal, il nuovo marito di Carmen. Vidal, capitano dell'esercito fascista di Franco, si rivela un uomo imperioso e per nulla affettuoso con la bimba. Un giorno,durante una delle sue passeggiate solitarie, scopre un antico labirinto ; E' qui che Ofelia incontra Pan, un vecchio satiro che la sta aspettando da tempo per sottoporla a tre prove di coraggio utili a rivelare la sua vera identità... Una originale mescolanza di fantasy e storia.
La critica:
"Guillermo Del Toro, che con la sua precocità e i suoi gusti è un po' il Peter Jackson messicano (i due registi si somigliano perfino), lo fa con l'ambiguità sempre un po' sgradevole del fantasy, che cerca il mito dietro la storia, l'eterno dietro il contingente. (...) Il tutto con tensione ininterrotta, scene violentissime e un gusto del macabro che non risparmia neppure i bambini. Non sappiamo a chi possa essere diretto un film così anomalo, ma una cosa è certa: non è per loro."
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 maggio 2006
"Se il quadro che ci presenta 'Il labirinto del fauno' è di pura fantasia, la cornice è autentica. Secondo Bartolomé Bennassar, autore dell'ottimo studio 'La guerra di Spagna' (Einaudi), tra i fenomeni seguiti al conflitto civile che insanguinò la Spagna fra il ' 36 e il ' 39 ci furono 'la durata insolita della repressione e il persistere di una resistenza interna limitata nel tempo e nello spazio'. Alla ferocia dei franchisti, impegnati nello sterminio sanguinoso degli ultimi repubblicani, corrispose da parte dei vinti un atteggiamento difensivo; e in questo il film ispano-messicano di Guillermo del Toro si discosta un po' dalla realtà, mostrando nell'estate del '44 un'improbabile banda partigiana aggressiva e vincente. Tutto ciò avviene, in modo assai bizzarro, all'interno di una favola. (...) Niente premi, molto onore. La formula che accompagna i film ingiustamente ignorati dalle giurie dei festival si applica a quest'opera del dotatissimo del Toro, uscita da Cannes senza riconoscimenti ufficiali. Merito anche delle scene di Eugenio Caballero e della fotografia di Guillermo Navarro, oltre che degli interpreti. Vanno ricordati la piccola Vaquero, la fiera Verdú e il veemente López, che si assume l'ingrato compito di calamitare su di sé tutto l'odio del pubblico."
Tullio Kezich, 'Corriere della Sera, 24 novembre 2006
Traendo ispirazione dai “dipinti neri” di Goya e, soprattutto, dalle opere dell’illustratore Arthur Rackham, Del Toro mette in scena uno spaventoso e favolistico mondo dove il buio e il mistero, l’orrore e il surrealismo (si pensi al quanto mai inquietante Uomo Pallido…) si contrappongono alla luminosità e alla solo apparente razionalità dell’universo reale, questo sì governato da terribili mostri (il capitano Vidal interpretato da un superlativo Sergi Lopez) e “orrori con la O maiuscola” (come li definisce il regista stesso), quali il fascismo spagnolo all’indomani della Guerra Civile. A tratti di una durezza insostenibile (l’escalation di “esecuzioni” perpetrate da Vidal), a tratti sottomesso dalla sua stessa forza espressiva, Il labirinto del fauno rimane comunque il film finora più convincente di Guillermo Del Toro.
Valerio Sammarco, "La rivista del Cinematografo", Novembre 2006
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