Sito del Cinecircolo "Amici della Pellicola" di Mariano Comense (Como)

Gran Torino

Regia: Clint Eastwood
Origine: USA
Genere: Drammatico
Voci:


Clint Eastwood (Walt Kowalski)
Christopher Carley (Padre Janovich)
Bee Vang (Thao Vang Lor)
Ahney Her (Sue Lor)
Brian Haley (Mitch Kowalski)
Geraldine Hughes (Karen Kowalski)
John Carroll Lynch (Martin il barbiere)

Durata: 116'

Guarda il trailer!!!

 
     


Clicca sulle foto per ingrandirle

Soggetto:
Walt Kowalski è un reduce della guerra di Corea: vedovo da poco, in rotta con i figli, in cattivi rapporti con la gente del quartiere popolato ormai completamente da orientali. Il suo unico orgoglio è la sua Ford Gran Torino del '72. Quando però il giovane vicino Thao e la sorella Sung sono minacciati una gang, supererà i propri pregiudizi razziali: il vecchio finira per essere per il ragazzo come un padre.

La critica:
"L'ispettore Callaghan ha definitivamente chiuso nel cassetto la sua 44 Magnum. E se ha cambiato idea Clint Eastwood - che al cinema ha incarnato "Dirty" Harry, lo stereotipo del giustiziere, e in politica, da conservatore qual è, ha abbracciato le idee repubblicane - vuol proprio dire che negli Stati Uniti il vento soffia in un'altra direzione. La prova sta tutta nell'ultimo, notevole film diretto e ottimamente interpretato da Eastwood, 'Gran Torino': un'apologia della non violenza come risposta alla feroce brutalità della strada, ma anche un invito alla tolleranza razziale, contro ogni pregiudizio; in definitiva, una storia di redenzione. (...) A settantotto anni Eastwood con 'Gran Torino' - in uscita nelle sale italiane - offre, dunque, una lezione di vita, oltre che un'altra superba pagina di cinema, inspiegabilmente ignorata nella notte degli Oscar. Nelle quasi due ore di film - grazie alla brillante sceneggiatura di Nick Schenk, alla sua prima prova, e all'accorta regia - si realizza la catarsi della figura del giustiziere, la cui presenza aleggia impalpabile sul protagonista; un uomo che, nonostante l'età, risulta ancora credibile quando intima minaccioso: "Fuori dalla mia proprietà!".
"Questo è il mio film più piccolo - ha detto il regista - ma anche il più personale. Non è tempo di poliziotti estremi, ma di coraggio nel comprendere gli altri". Il messaggio è chiaro ed è diretto a tutti i Kowalski che, sentendosi assediati da un mondo che cambia e che non riescono o non vogliono comprendere, credono ancora di poter combattere una guerra personale." "
Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 13 marzo 2009

"Con 'Gran Torino' Clint Eastwood torna a dirigere se stesso a tre anni dal premio Oscar 'Million Dollar Baby'. Con lo stesso passo blues dei suoi titoli precedenti (in particolare 'Madison County'), con la stessa cura maniacale e poetica per i particolari umani, con passione e amore per temi e personaggi scomodi (...). Eastwood continua nella sua personalissima strada di osservazione di razze, religioni e differenze mettendo il proprio occhio addosso agli individui, cercando di scavarne le superfici senza appassionarsi a retropensieri o psicologismi, semplicemente accarezzandone i corpi. Ci fa spettatori del quotidiano, ma in una sorta di ralenti che ci permette di assaporare tutte le sfumature. Che a volte fanno tutta la differenza. La sua è un'arte che ormai porta un marchio, basta una prima inquadratura per capire che si tratta di lui, della sua firma, della sua macchina. Che si muove sempre delicata e a ritmo. Lo schermo suona, quando gira Eastwood. Un ritmo lento, nostalgico, con refrain appassionati e struggenti che sfumano verso il finale, lasciandoti addosso tracce di verità e di sublime. Una partitura che il regista ormai esegue ad occhi chiusi e che noi ci godiamo ogni volta, ogni volta meglio, ogni volta di più. "
Roberta Ronconi, 'Liberazione', 13 marzo 2009

"Clint Eastwood è magnifico nel personaggio: la sua sicurezza evoca il tempo dell'ispettore Callaghan, il resto del film evoca il suo atteggiamento contemporaneo, i due elementi mescolati creano una figura composita toccante, un impasto di rimorso e violenza. La faccia rugosa, il corpo esile, il modo atletico di muoversi esprimono al meglio la fine d'un uomo forte di integrità e di coraggio." "
Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 19 marzo 2009